regressione psicogena
Il
Cariddi della regressione primordiale
La prima metà del novecento, infatti, è stata
caratterizzata da una nuova ondata di irrazionalismo nel nichilismo,
nelle avanguardie, nel mito della razza e nel marxismo come religione
atea. E nella riscoperta dei miti grazie ai mezzi di comunicazione
di massa, primo fra tutti il cinema.
La proiezione cinematografica è metafora di se stessa:
il proiettore illumina lo schermo e contemporaneamente lo spettatore
si proietta nel protagonista e proietta i propri bisogni nella
trama. Dunque anche il cinema, narcisistico, riproduce archetipi:
il cinema commerciale si basa sul soddisfacimento di bisogni archetipici
attraverso la proiezione in una proiezione. La proiezione è
consapevole (lo spettatore sa di essere di fronte ad una rappresentazione)
ma più lo spettacolo coinvolge più lo spettatore
riesce a dimenticare di essere di fronte ad una rappresentazione
e scivola in essa. Ma questo processo di regressione sta per essere
superato.
la realtà virtuale è un metamito
Siamo nell'era della fiction, che emula la fase ludica dell'infanzia,
e la realtà virtuale è il mito dei miti, il mito
di entrare in qualunque mito, di realizzare i miti, di farli reali
per il soggetto. La realtà virtuale, mito dei miti, dunque
metamito; se l'inconscio è il luogo dove albergano i miti
e l'identità si tende tra il ricordo e il mito, la realtà
virtuale è il mito di sprofondare nel proprio inconscio:
questo sarà l'ultimo gradino in un epocale processo di
regressione fetale.
la società delle cose
Per il bambino la solitudine non esiste, egli è una
comunità: vive immerso in una società proiettata
dai suoi fantasmi sulle cose. L'identità si forma nel momento
in cui il bambino comincia a separarsi psichicamente dalla madre,
che diviene l'oggetto del desiderio; successivamente, la crescita
dell'identità separa il proprio immaginario e nasce il
senso della realtà e il mito dell'età aurea: il
gioco è un'autoinganno, ma è parzialmente consapevole,
intermedio fra la convinzione e l'autoillusione della realtà
del mondo immaginario.
immersione inconscia
Sui binari della filogenesi, il bambino storico forma la sua
identità imponendo la ragione sulla natura; l'età
aurea è il residuo precettistico conservato nel consenso
sociale dalle istituzioni religiose che mummificano gli estinti
dei del passato. Il gioco sono i media di massa, l'autoinganno
regressivo del cinema. Oggi, l'adolescenziale spinta dell'età
moderna, l'età dell'identità assoluta, si è
esaurita: l'ideologia in occidente è socialmente estinta.
le religioni istituzionali, per quanto saldamente ancorate come
parassiti alle forze politiche -e da queste usate- generano consenso
sociale senza più riuscire a raggiungere l'anima dell'occidente.
La realtà virtuale vorrebbe fare da ponte tra il dominio
razionale della tecnologia e la mistica, senonché il processo
di regressione fetale non può portare al recupero dell'ingenuità
animale per l'insopprimibilità della coscienza: si tratta
allora non di una liberazione del materiale rimosso che giace
nell'inconscio, bensì dell'imprigionamento dell'io nel
proprio inconscio: ed è ancora psicosi.
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