la legge
ma non c'è nessun dio, nessun padre, nessuno che guarda, nessuno che giudica. senza le stelle e i giudizi, senza lo sguardo di un sole, mi sento odiosamente inutile e vorrei tanto piangere e piango un po', a stento, facendo versacci senza lacrime.
società
il vociare di molti mi mette all'erta e rimango discosto, ma sono tremendamente attirato dai branchi, meglio litigare che stare solo. mi scoccia stare solo, mi trovo lagnoso.
paura
sentili quei bastardacci neri, calano a razziare con le macchine da guerra ma come sono belli! mostrando le zanne scoreggiano e io sto qui, dietro a questo sassolino che non mi nasconde per niente. che paura fottuta, scoppio di paura, se mi scoprono mi svergogneranno davanti a tutti sparpagliando le mie budella.
e vedo il capo: una scimmia cornuta.
pazzia
fanno cose brutte, ma bisbiglio senza parole. stupidi schifosi stupidi. adesso vado nella foresta.
- vai via, con te non voglio fare nulla, tu sei un bimbiglione.
- cosa ho? oh!
Non ho scuse, non ho la minima scusa. non so, speriamo che non ci abbia visto nessuno. io non sto pensando, non ci riesco e diluvia. ho fame di capelli lunghi, piscio e guardo fisso là. se soltanto potessi.
fame
provo a mangiare i sassi ma sono fatti di roccia, ahia! sono imbestialito, non si mangiano, allora mi prendo a pugni in bocca. sarò io ad uccidermi, vedrete. (cazzo che male)
crescere
botte, mi prendo a pugni contro i denti e le labbra si sbrindellano. è buono, il mio sangue.
e in questo istante mi fermo.
inspirando l'immenso bollore di questo celestiale inferno e sono ebbro, e mi scendono le lacrime, perché io mi amo, e sto respirando fuoco, e sto impazzendo, e sto anche cagandomi lungo la coscia.
comincio a crescere mi sa.
la merda
la merda abbronza? uso le mani, bacio, lecco, spalmo, che puzza di potenza mangiarsi
la pupù.
malinconia
foresta imbrattata di catrame, ragnatela di filo spinato disciolto come bava di lumaca, un vento fuligginoso porta con sé la voglia di lontano.
lo spazio
chissà dove finisce il mondo. c'è un angolo dove si concludono gli abissi della volta, un minuscolo angolino, il termine di tutte le immense pareti che franano?
il delirio
sono rimasto a pensare senza pensare tra cespugli sulfurei, e ormai la fuliggine mi ha ingrigito come un sasso impolverato. talvolta delle voci, miagolii, scalpiccii, ma la roccia è più importante della vita. tempo incommensurabile. potrei rimanere in questa esatta posizione per sempre. e allora un giorno io sarò questa roccia mentre questi sassi sbadiglieranno, si contorceranno come pagnotte in bocca, apriranno gli occhi e metteranno il culo a sedere sopra di me, ma a me non fregherà niente. mi sto svegliando, devo essermi addormentato e comprendo che la faccenda dei sassi era uno stupido sogno, qui ci sono i sassi e sopra io per sempre.
il tempo
ma l'istante si sfracella sulla schiena di quello prima senza formare nessuna catasta: niente strada, per la ruota del tempo. perché qui manca un elemento fondamentale, affinché il pensiero possa pensare e il tempo possa scorrere: qui manca la notte.