libertà
e una verità mi appare raggiante: tutto si può fare.
appetiti (I)
allora diamoci una mossa, non so cosa voglio ma l'otterrò.
infanzia
mi inoltro nei contorcimenti di lava come un cobra. tanti bambini litigano felici, quanto vorrei sbranarne uno, la faccia mi si torce in una smorfia di libidine, il cazzo mi ronza, chissà dove ho dimenticato le armi. rimango a guardarli dolorante di voglia e mi struggo di non affondare i denti nelle pancine lattiginose, ma tanto chissà quanti ne addenterò, durante l'eternità.
finalmente comprendo perché si accaniscono su quella spiaggetta fumante: dietro c'è un pertugio, forse una grotta, dove ripararsi dal caldo solido che tutto imbeve.
mi alzo, avanzo muto, azzittiscono.
- no non puoi farlo, tu sei veramente brutto!
Dice una bambinetta scarmigliata, ho pietà di lei e la lascio vivere. in realtà hanno ceduto e potrei salire verso il pertugio ma mi volto, raccolgo un sasso e glielo scaglio, mentre poverino ancora non capisce, e va all'indietro fracassato. ho ucciso.
qualcuno ride nascondendosi, mi avvicino al corpo, mi chino e sussurro.
- questa è la mia voce, ricordala, mi troverai e ti vendicherai.
Da dietro di me, un down ha provato a nuocermi sputandomi. provo a leccarlo, ma scappa urlando froscio. froscio, chissà perché con la esse.
letizia
ma la grotta è una serra, si sta meglio, in questo caldo soffocante tossisco senza tregua, ridendo nelle soste. dei bambini stanno cantando sbagliando ogni nota e ogni parola, non è una canzone questa, non è un canto questo! rido di gusto senza farmi udire, per non imbarazzarli.
Il buio
poi mi metto a carponi ma ahi, qualcuno morde! il dolore esplode mentre scappo freneticamente nel cunicolo. mi fermo nel panico, sono al buio, mentre un dolore di unghia strappata mi rimbomba nel piede. lo stesso della bolla, poverino. è veramente molto buio, qui dentro. ma non mi viene da dormire, perché qualcosa si muove, intorno a me.
terrore
il sudore mi si brina addosso, resto impietrito ma poi spingo e scalcio, è terra decomposta, è puzza di ossa oddio non voglio stare qui per sempre bum!
mi ritrovo a pancioni tra le carabattole di un baule alla luce di una candela.
stoffe, tulle, corone in plastica, un manichino da sarto, ma dove diavolo sono finito?
la civiltà
una grassa ragazza con i boccoli e le unghie lunghe, mi risponde molto intelligentemente.
- nella tesoreria dei più ignobili, caro.
Cerco furiosamente di ritrovare il cunicolo e tornare nell'ossario da dove ero venuto però lei urla isterica frustandomi, si apre una porta di luce accecante, vado a raggomitolarmi in un angolo all'ombra.
anche se forse è la cosa più stupida da fare, così dovrebbero comportarsi i topi, mica uno come me.
- ne abbiamo beccati anche qui, bisogna rinforzare le pareti ovunque…
Tanta gente che guarda da questa parte, esattamente dove sono io. mi sposto e continuano a guardare esattamente dove sono io. allora faccio finta di essere molto preso da un impegno e mi dirigo sicuro verso la porta. il trucco non funziona, mi braccano.
- un altro pazzo. vieni qui, coglione, dove credi di andare, tutto ti è interdetto, tutto!
- tu sei un cafone ad urlare! Gli rispondo.
mi arriva una sberla.
metto il broncio e nascondo l'ammirazione: nel buco del culo del mondo si sono organizzati proprio bene! vengo condotto tra cunicoli maleodoranti di frittura.
gli adulti
puzzano, ringhiano, occhi rossi e zanne: orchi, sono finito in mezzo agli orchi.
mi portano di fronte a una sedia in una stanza scolpita nella terra in maniera più cubica possibile. che cosa stupida, ma tengo la lingua a posto.
- due più due? mi chiedono.
- quanti sono questi?
Muovono le mani troppo velocemente perché veda le dita.
- comunque è inutile che cerchi di sembrare sveglio, ti mangiamo lo stesso.
- sai cosa ti dico? vaffanculo!
Cerco di pisciare in segno di superiorità, ma non mi esce niente. mi infilano un collare fatto di legno, altri corridoi, poi mi legano il collare ai ceppi lungo un tronco con altri prigionieri. bisogna alzare il tronco e camminare.
schiavitù
sofferenza. umiliazione. sento dentro di me il dolore di generazioni di forzati, strascico i piedi come gli altri, la luce negli occhi si spegne a tutti, cresce la barba, chino la testa sconfitto. è sempre lo stesso percorso, ma mi ci vuole tanto tempo prima di capire che non stiamo portando un tronco, bensì facendo girare una macina. sono tardo di mente forse perché ho fame.
- questa situazione non mi piace per niente.
Talvolta proclamo. una volta ricevo un morso, un'altra un sorriso, oppure vengo ignorato. ma questa situazione è davvero esacerbante, se è così che si diventa scuri preferisco rimanere pallido.
- quanto dura?
Chiedo voltandomi.
conformismo
- io sto bene, qui.
Mi risponde quello.
lo guardo, ha gli occhi mongoli e la fronte screpolata per un eczema. in fondo camminare piace anche a me, anzi mi ci sto affezionando, a questa tortura: mi fa sentire meravigliosamente leggero non dover decidere cosa fare. sono molto privilegiato.
guardo gli orchi con superiorità.
fratellanza
non so esattamente quando questo anomalo sentimento mi giunge alla coscienza. mi volto, guardo l'asiatico attentamente. scopro che gli voglio bene e gli sorrido. nulla sembra cambiare sul suo volto, non è servito ma ho imparato, e ogni tanto, con grande soddisfazione, mi volto, guardo il mio fratello e gli voglio bene. chissà se capisce, il mio fratello. siamo tutti sprofondati ma io lo guardo. guardarlo diventa la mia principale occupazione, ma scordo il perché.