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Arde e Rogo.
Sole invernale, assola una cava a riposo.
I monti di pietrisco del bianchissimo deserto stridono, nel paesaggio di risaie della bassa Brianza.
Tra due declivi di pietrame, dove si forma una piccola gola in ombra, sei esseri color cuoio e carbone riposano, semiaffondati nella ghiaia.
Mentre constata con tenerezza che il papà dorme, raggomitolato come un vecchio gatto da strada, Bruja studia i nuovi da sotto uno sguardo torvo. Per non implorarli, dopo giusto un volo, a diventare la famiglia che non ha mai avuto.
Arde guarda il cielo ad occhi semichiusi. Gli altri due stanno vicini, sdraiati su un gomito, accarezzando la sabbia e chiacchierando sommessi.
Il più giovane e grasso, o meglio normalmente magro, si sta annodando una cinghia di trasmissione intorno alla coscia.
- Piacere sono Piro, come quello degli X-Men.
- Ecco, bravo. Più che altro non mi stare addosso, Piro.
- Figurati, zoppico.
- Vuoi dire che è stata colpa mia?
- No, certo, stavamo combattendo... E tu?
E io che? E io se stavo giocando o cercavo di ammazzarti? E io se sto benone a parte la nausea del ricordo di quello che abbiamo fatto ieri notte? O vuoi solo sapere se sono libera o penso ancora a un cretino che doveva sposarmi, quando non volevo tagliare i capelli anche se in pista mi finivano negli occhi ad ogni pirouette? Bruja si ciancica la nuca, strappandosi gli ultimi brandelli di pelle, rimasti penzoloni.
- E io che? Ringhia. Quello dice qualcosa, ma Bruja finisce in se stessa, travolta dal ricordo di un cielo blu, un elicottero che esplode, una piazza sventrata, un mare di corpi vestiti di paillettes, gonne di pelle rossa, pellicce anni sessanta. Di un pianerottolo fumoso, dove una scarpa dal tacco improponibile giaceva abbandonata. Io so solo che soltanto la pazzia mi ha fatto rimanere tra queste belve. Io so solo che quello che abbiamo fatto è atroce. E che chiedo perdono a te e a tutti gli esseri umani per essere il mostro che sono. Che chi sparge la morte non merita di vivere. Che io ero lì, quella notte, in via Giovanni Sammartini. Che furono anche le mie fiamme a bruciare delle donne innocenti. Che per questo, io non merito più di vivere. Che non c'è nessun perdono, per quelli come noi: perchè noi siamo assassini, siamo la stirpe di Caino, siamo diavoli maledetti da Dio.
Arde si è sollevato e si lascia sdrucciolare in mezzo a loro; si siede su un barile rovesciato, che emette un rumore spiritoso. Li guarda uno a uno con occhi sprizzanti di gioia.
- Niente ci ferma, amici, lo capite? Noi saremo l'ultima parola della vita!
Tace. Lo guardiamo e ci guarda. Uno a uno. Come aspettando che capiamo. Nessuno parla e lui comincia a sorridere. Così anche Piro e poi, anche gli altri due ricambiano il suo sorriso. Abbasso lo sguardo ma poi lo rialzo per incontrare il suo, rimasto fermo su di me: rimaniamo a fissarci e il tempo rallenta. Odio essere guardata, perciò sto imparando a non mollare più lo sguardo per prima. Questo adesso faccio, mio caro, e te lo tengo contro.
E così mi trovo a vagare in uno sguardo umano: cammino nel cono dello sguardo cercando, al centro delle pupille, la tua verità. E lui si lascia cercare come nessuno mai. Perchè non c'è un solo sguardo al mondo, che accetti di essere guardato troppo a lungo.
Arde, chi sei, davvero tu ami? Vedo al centro del tuo sguardo immobile, paziente, un essere vivente che vive la vita.
E allora ti sorrido anche io, per semplice, umana fratellanza.
- Ma dobbiamo assumere il controllo del nostro potere.
La nostra rabbia non deve essere cieca: è possibile, lo vedete in me, concentrare la furia in un'azione precisa: volare, sparare, esplodere, fondere. E' un atteggiamento interiore rabbioso ma concentrato. E ci renderà invincibili. Determineremo un nuovo corso della storia, dove noi saremo i guardiani della libertà dei diversi. Di tutti i diversi: che non si fanno sopraffarre dalla mediocrità obbligatoria della nostra plutocrazia populista.
Mio padre scuote la testa. Figurati se dormiva, il volpone.
- Io, ti fermo.
Cazzo che brutto inizio, papà! Il silenzio si tramuta in attesa.
- Sai chi ha salvato quei bambini? Le loro madri. Sai quanti INNOCENTI sono morti nel nostro casino? Per ora sono stati contati quindici morti, tra cui undici innocenti. Significa, se sai la storia, che abbiamo ucciso più brava gente noi in dieci minuti, escludendo agenti e scorte, che le Brigate Rosse in trentacinque anni.
- Amico: eravamo gli uni contro gli altri!
- Ma voi - intervengo io - perchè ci avete attaccato?
I due amici si guardano sorridendo: uno mi risponde con voce calda e setosa.
- Sorella Bruja, noi stavamo proteggendo le prostitute!
- Mi chiamo Diletta.
- No. Dice mio padre, fissandomi con l'anima dentro gli occhi: tu sei Bruja.
- Diletta non ti ci sta proprio, fidati. Sentite, io sto morendo di fame.
- Sì Piro, abbiamo tutti fame, dopo aver bruciato. Fra poco andiamo a caccia.
Quello che tu vuoi, - Arde si rivolge a Rogo - è obbedire alle leghe, dico bene?
- Io li odio, quei bastardi. Ma abbiamo bisogno di loro. Loro pensano. Noi distruggiamo e basta. Dobbiamo obbedire a loro.
- E tu che ne sai di quello che vogliono?
- So che ci vogliono far colpire i veri bastardi, questo mi basta. Ascoltami, Arde. Ascoltami bene: tu sei più forte di me. Ma io sono più cattivo. La mia rabbia mi divora. Io mi devo vendicare per salvarmi. Bruja è mia. Io l'ho creata per vendicarmi. E se capita ancora di uccidere gli innocenti, io la distruggo.
E distruggo anche te.
Arde rimane fermo, ma freme.
- Mi stai minacciando... Amico?
- Chi sono, gli innocenti? Intervengo io. Mio padre mi guarda soddisfatto.
- Sono i bambini, diciamo fino a sedici anni. Tutti. Da Luigi XVII lasciato morire di stenti, fino all'ultimo bimbo palestinese o israeliano. E la povera gente qualunque, le puttane, gli anziani, gli emarginati sociali.
- E gli uomini normali?
- Chiamino un legale e si facciano una polizza vita.
- E i ritardati mentali?
- Hai ragione: sono come i bambini e i poveracci, sono vulnerabili e innocenti.
- I bambini non sono innocenti.
Mi guarda contrariato.
- I bambini non sono innocenti, papà. Io non lo sono mai stata. I bambini odiano, desiderano, e quando sono in gruppo perseguitano i più deboli.
Fa un gesto di stizza sbuffando dalle orecchie.
- Che diavolo mi importa!
Un bambino può essere salvato: e diventare buono.
- E io?
Mio padre non mi risponde. Ma io so che pensa di no, so che lo pensa. E invece ferma con la mano Piro, che voleva dire qualche stronzata, e mi risponde.
- Tu no perchè io ho deciso di no.
Rogo si leva in alto, carica una Beretta M9 Gold, e tende il braccio verso il cuore di Arde. Mi si offusca la vista.
- Meglio di tante parole, non credi?
Arde lo guarda negli occhi sorridendo interrogativo, ma comincia a sprigionare fumo come una pentola a pressione.
Parte un colpo.
Il barile salta come un barattolo e Arde finisce per terra stupefatto. Ma la sua espressione cambia: e avvampa, sparando una raggiera di fiamme, urlanti come cani.
- Bravo, fai quel poco che sai fare: infiammati. Tanto morirai lo stesso, se non cominci a usare il cervello.
Calmo - troppo - Arde risponde lentamente.
- Mi dispiace, Rogo, perchè ti stimo. Non so cosa ti passi per la testa, ma fra poco, ti passerà il mio fuoco.
E la sua voce è il lungo, sommesso, ruggito di un leone.
- La pallottola è in tungsteno - urla Rogo - tu sai che temperatura devi raggiungere prima che io spari ancora?
Bruja si getta e frena - stridono pattini bruciati sulla ghiaia - nella traiettoria della pistola. Immagina suo padre alle spalle che le punta la morte tra le scapole.
- Gli elicotteri!
Urla di nuovo disperata negli occhi di Arde.
- Arrivano elicotteri!
Prima che Arde spicchi il volo, mio padre, come se stesse mollando una stecca sul tavolo da biliardo, getta l'arma ai piedi di uno dei due amici, mi scosta e si mette a gesticolare davanti al leone di fuoco.
- Voi non sapete niente! Anche io non mi fido, ma ci danno le istruzioni per punire gli stronzi veri... Non i piccoli pesci, ma gli squali, per dio!
In quel momento realizzo che mio padre non sta bruciando.
Arde è fermo davanti a lui, quasi avvolgendolo nella sua tempestosa criniera di fiamme.
Si guardano sospesi e paiono attori che non ricordano a chi tocca la prossima battuta, finchè, non trattenendosi più, scoppiano a ridersi in faccia fino a non riuscire a riprendere il respiro; ridono appoggiandosi l'uno all'altro e finiscono abbracciandosi, prendendosi le facce tra le mani per guardarsi e scoppiare a ridere più forte di prima battendosi i testoni, fin quando non gli arrivano i miei malrovesci: becco Arde così bene che fa un doppio carpiato; proseguo con questo schizzoide di padre, che mi tocca di amare, andandoci giù bella pesante, viste le attenuanti del caso.
- Siete due povere teste di cazzo, tutti e due!
Silenzio. Poi scoppiano a ridere più di prima. Ci ritroviamo tutti ammucchiati a darci schiaffoni ridendo fino alle lacrime. E chi se la sognava una famiglia così bella?
Rogo apre la valigetta, dove vedo nuovi gadget dati dal suo Mister Q: cinque o sei collari d'oro stile bondage. Inizia, fermandosi ogni tanto per guardare lo schermo.
- I proiettili, adoperati per noi da Esercito e Carabinieri, sono vestiti di tungsteno come quello che ho sparato prima: fondono a 3.000 gradi; vengono adoperati con questa arma, la Beretta M9, pistola d'ordinanza dell'Esercito americano; semiautomatica, carichi un colpo in canna e i successivi non devi armare il cane; io so arrivarci in 6 secondi, a 3.000 gradi: giusto il tempo che mi scaricano mezzo caricatore addosso.
I SAM, missili terra-aria delle Forze Armate, ci scempiano a stormi: raggiungono i 40.000 gradi e hanno una precisione entro i dieci metri. Noi possiamo arrivare al massimo a 5.000 gradi, lo dicono le leghe; e se anche fosse, la forza d'urto ci spappola giusto in un raggio di dieci metri. Ecco perchè Roma è sotto assedio dell'Aeronautica Militare: hanno collocato postazioni di artiglieria contraerea sui tetti di almeno venti grattacieli.
Come i sovietici fecero a Beirut.

E le Fiamme Siciliane sono state massacrate a centinaia, e tutti nello stesso modo, come maiali alla mattanza: i picciotti tengono d'occhio i tetti, e poi ci impallinano durante il sonno a uno a uno, che neanche ce ne accorgiamo!
Ma veniamo a noi.
Stanno mandando a Milano un reparto dei ROS con cinquanta cani addestrati a riconoscerci da spenti, per la strada, grazie al nostro pittoresco odore di abbacchio scottadito.
E gli elicotteri di ieri non ci vuole molto a stenderli, evitando la mitragliatrice, lo avete visto, no? Peccato che l'Aeronautica Militare stia equipaggiando gli NH90, che volano a 300 km/h, con i lanciarazzi da 57mm degli Hip sovietici: 192 razzi da 5 km. di gittata. Entro una settimana, almeno dodici mezzi verranno dislocati alla Caserma De Cristoforis. E voi quattro, manco sapete quante e dove sono le altre Fiamme di Milano! Allora, testoni: vogliamo farla, una guerra come dio comanda?
Povero papà. Aggrappato alla speranza di usare l'odio per amare.
Io ti conosco e non ti credo: tu sei senza amore, sei senza amore.
Ma nessuno deve avere pietà per me, solo perchè la mia pazzia è di amare mio padre.
Vorrei non essere mai nata, perchè lo so fin da adesso, che per lui sono disposta ad ammazzare chiunque.
Imploro Dio che mi ammazziate prima voi.
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