Bruciata.


Le croste si sono staccate come una muta. Ma la nuova pelle, comparsa da sotto, non la voglio esplorare. Dalla nuca mi cade un'ignobile lanugine, e quando per sbaglio mi sono grattata dietro alle orecchie, mi è rimasta in mano. Perciò non mi guardo e non mi tocco.
Ma veniamo alle cose importanti.

Nella teoria ho capito che la temperatura dipende dalle mie emozioni. Ovviamente lui sa molto altro che non dice. Sono molto cauta, quando ci sono occhiali e superfici specchiate; ma dalle sensazioni, non riesco a evitare di appurare che non ho più capelli. E percepisco la pelle di tutto il corpo diventata bella liscia e tesa come un tendone da circo, e i guanti giallastri e tumidi che mi avvolgono le mani, quelli li ho sotto gli occhi, e sono le mie nuove mani, e mi distraggono dalle cose importanti. Fortunatamente, quando mi imbambolo a chiedermi se esistono pesci di profondità che hanno arti così repellenti, un bel ceffone mi suggerisce di ritornare alla realtà. Il bastardo legge nella mente.
Di ceffone in ceffone imparo le due regole:

Regola numero uno.
La tuta non si deve togliere mai, anche se ormai puzziamo come barboni.

Regola numero due.
Sempre, assolutamente, prima di farlo, ci si deve infilare il casco.

- Basta con il letto di procuste, evolviamoci... è la fase: maschera di ferro!
Mio padre mi guarda pacioso: un vecchio gatto compiaciuto. Secchiate d'acqua quasi ci spostano. Un magnifico temporale, il cielo ci sovrasta della sua energia elementare. Per noi, quel grande tetto quadrato, è come una battigia su cui le onde ci rinfrescano dalla calura.
Però dico sul serio: infilare questo casco è una tortura!
Immaginati: ha tenuto la scocca esterna per farlo sembrare normale, ma dentro ha sventrato il polistirolo e l'ha sostituito con una pentola da pasta, nella quale ha ritagliato una finestrella in corrispondenza dell'apertura della visiera: un compromesso tra una tortura dantesca e l'armata Brancaleone. Sono sconvolta, ho perso il mio viso. Frastornata, siamo dei mostri che vivono sui tetti. Esaltata, perché siamo noi due.
E straripiamo di vita.

- Senti, incapace, perché non mi infili un chiodo nella tempia, domani?
Si sta incaponendo come un bambino sul suo nuovo vizio: fumare qualunque cosa. Ma con tutta quest'acqua fa giusto a tempo, con le mani chiuse attorno al mozzicone, ad asciugare e appiccare la carta; che subito l'aria, greve d'umidità, riduce il tizzone a uno sbuffo di fumo.
- Ti sei bruciato anche il cervello, mi sa.
Un'altro improvviso sbuffo.
Sogghigna divertito. E anch'io rido, sguaiata e di gusto.
Perdendomi nelle gocce di pioggia che mi piovono in bocca.










 
Diletta sfigurata
Introduzione
Fare fiamme
Sanguinare
Allungare
Ragionare
Pattinare
Amare
Obbedire
Stefano Cotta
Il topo
La gara
La morte
Corpo crocifisso
Vuota
Desiderio dimenticato
Domenica mattina
Piume
Orbite
La lama
Il nulla
Fiamme
Vale la pena vivere?
Bruciata
L'amore che voglio
     
[indietro] [inizio del romanzo] [avanti]
1. scibile 2. per pochi 3. leggere il romanzo online 4. pianeta di bambola 5. quartiere Volanti 6. stadio di contenimento 7. il grande principe 8. soluzione
finale
 
Yuri