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Meno male che sono stanca. L'atrio olezza del deodorante ignobile del portinaio porco. Altrimenti urlerei. Salgo le scale, che bello che sono sola, posso strusciare la spalla alla parete. Le gambe vanno come due cavalli, i crociati e i collaterali stanno da dio. Ho voglia di salire verso l'alto. Domani, domani vado nel tondino. E Stefano, mi dispiace doverlo scacciare, mi vuole sinceramente bene; è assurdo: devo respingerlo per salvarlo. Certo, se me ne fregassi potremmo scopare. Ma non riesco a essere cattiva. E dovrei.
Una giornata mesta, non fredda. Si ferma davanti alla porta. Aveva appena fatto a tempo a imparare le chiavi precedenti. Adesso la porta è diventata verde. Fissando la serratura si sforza di ricordare almeno altre due porte: una lunga teoria di porte, scale e pianerottoli si frammezza tra lei e quell'anta scrostata. Le sembra perdere qualcosa. Che stronza, è il tempo, che sto perdendo! Apro la porta, entro in cucina e sento parlare.
Mi volto e vedo, nella stanza da letto, mio padre alla finestra, che guarda fuori; ma al suo fianco, un uomo gli sta parlando. Mi fermo a giudicare questa novità.
E non mi piace. Quella è la stanza dove noi dormiamo, perchè l'ha fatto entrare lì? Potrebbe essere la prima volta che succede, una cosa simile.
Nella stanza dei letti.
L'uomo è molto più alto di Antonio; distinto, ma anche sgradevolmente ricercato: veste un completo grigio metallo, e dai polsini si intuisce che la camicia è di identico colore.
I capelli paiono tinti, da quanto sono argentei. Diletta non chiude la porta, e si ferma ad ascoltare torva.
- Se non ci riesce, prenderai il suo posto.
L'ho visto soltanto quella volta, il topo. Ma è la porta sul passato di mio padre. Una porta che quel giorno trovo socchiusa, ma che resta, altrimenti, sempre serrata; fino a quando non fosse stato certo che io ci sarei riuscita, naturalmente. Ma a fare cosa?
- Io ti offro il medium. La tua azione è potente ma colpisce un'area circoscritta. Vuoi arrivare al cuore del sistema?
- Voglio arrivare al cuore del mio nemico.
Diletta sente appena le loro voci e non è sicura di quello che dicono. Il padre parla restando a guardar fuori, le mani al parapetto, il giaccone liso. E' sporto in avanti e si ostina a fissare la casa di fronte. Qualche goccia di pioggia, nel silenzio di tutti, comincia a battere sui vetri delicatamente.
- Il tuo nemico non è un uomo particolare, ma una classe di comportamenti.
- Certo. Quelli che lasciano morire gli innocenti per difendere un'astrazione.
Devo aver sentito male: mio padre che prova compassione. Rifiuto di crederci.
- Essi sono dei dipendenti. Dipendono dal loro sistema. Se colpisci il sistema, colpisci la classe.
- Ma tu sei come loro, perché dovrei fidarmi?
Papà si volta, ah quante volte gliel'ho visto fare! Piglia per il collo il tizio. Adesso sì, mi sento a casa: mando la mano in tasca e faccio scattare il serramanico.
C:\ funzione fatica = intimidazione \
C:\ SOLUZIONE -> ignorare.
L'individuo rimane appeso alla mano glabra senza reagire, fissando negli occhi un volto dalla pelle tesa come cuoio; ma nota la ragazza alla porta: e resta così, voltato verso di lei mentre è appeso a quella mano come un manichino; finché anche il padre si volta e si accorge della presenza della figlia; allora, lentamente, lo lascia.
- Lo vedi? Cos'è Cerbero, senza le sue teste?
Papà si volta di nuovo a guardar fuori, come se volesse essere ovunque fuorchè qui. Mi avvicino delusa. Il topo mi osserva: odio essere osservata. Odio stare ferma sotto uno sguardo, sentendo le gote diventarmi viola. Devo per forza ricambiare il suo sguardo per non sembrare che mi vergogno.
In questo momento, questa casa anonima, così buia e opprimente, mi sembra la gabbia da esperimento delle cavie.
Ha un viso inespressivo e pelle esangue.
- Chi è.
Papà mi guarda indeciso. Anche questo non è da lui, e un'altra crepa mi indispettisce.
- E' quello scemo del tuo capo?
Dico sorridendo, sperando di irritarli entrambi.
- No, non è un pompiere: si chiama C.
Gli rivolgo la migliore espressione di compatimento che riesco a fare.
C:\ Obiettivo -> valutare l'arma.
- Un'onda è una perturbazione che si propaga attraverso lo spazio trasportando energia, ma non materia.
Adesso la sente distintamente: una voce monocromatica, forzatamente neutra. Diletta spalanca la bocca e poi la chiude arrossendo: era lui, al telefono, una settimana fa! L'uomo in grigio si appoggia una mano al mento e, come se cercasse il seguito sul pavimento, fa qualche passo in diagonale nella stanza; osserva le tazzine sporche ammucchiate per terra e gli argani del letto della ragazza; infine si rivolge verso di lei scrutandola ancora, dai piedi fino ai capelli, come un soprammobile da prezzare.
Ha occhi di piombo.
- La velocità della luce nel vuoto è, per definizione, uguale alla costante "c" perchè essa non è affetta da alcuna incertezza. Questo è il mio ideale di comportamento, perciò vengo identificato con la lettera C. Vuoi raggiungere la perfezione?
- No.
- Cosa vuoi?
- Chiedilo a lui.
- Soltanto lui ti può giudicare?
Si volta verso papà accennando un viscido inchino di apprezzamento.
- Non mi fido di voi. Ringhia mio padre.
Si guardano. Mio padre sorride con occhi gelidi; la pelle, tesa come pergamena, lascia scoprire i canini. Secondo me ha già ucciso qualcuno: e forse mentre lo faceva gli sorrideva così. Odio, mio padre, quando sorride; quando sorride non è crudele: è perverso, esaltato. Ma, forse, questo me lo dico solo per nascondermi quanto lo amo e che sono terribilmente nervosa. Nella nostra stanza da letto c'è un qualcuno che è spuntato dopo che mio padre si è fatto una doccia troppo calda. E i suoi occhi non hanno anima.
L'uomo corruga la fronte, come se dovesse sforzarsi di inserire le parole in uno spazio angusto.
- Solo seguendo protocolli condivisi, un sistema ottiene di più. La verità è la condivisione di riferimenti. Ma non è necessario che ti fidi: ti diremo dove e quando il sistema sarà vulnerabile, e tu deciderai.
- Ma cosa vuole, questo?
C:\ Obiettivo -> consegnare il medium.
Mio padre mi guarda senza parlare. In questo momento, realizzare che il nostro passato - a me interdetto - forse il topo lo conosce, mi fa sentire vulnerabile.
- Dammi le istruzioni e vattene. Mormora mio padre acrimonioso.
- Non ci incontreremo più: d'ora in avanti userai questa.
Papà, con la scusa di prendere la valigetta, gli si para nuovamente davanti. Gli alza il viso che quasi lo bacia. Gli sorride tremando di collera, e mi scopro gelosa di un topo.
- Con quello che ho dentro, voi fregatemi: e io vi seppellisco tutti.
E io? Potrò farlo, potrò provare ad ammazzarlo? Quello sguscia all'indietro e senza alzare lo sguardo, con l'accortezza di non sfiorarci, dribbla come un cameriere, ma con una spinta lo butto sul letto. Subito mio padre mi trattiene per i capelli come redini.
- Ferma! Intima perentorio, e io ubbidisco.
Il topo si rialza indolente.
-
Sei nato coglione o hai imparato al computer?
- Ho disciplinato una disposizione naturale.
Da automa si dilegua verso l'ingresso; lo inseguo e faccio in tempo a chiudergli la porta contro i calcagni.
RECTA_RATIO call C:\
C:\ READY 
- Come ti è sembrata?
C:\ Completata al 78%.
- Edulcorazioni?
C:\ Niente trucco nè monili.
- Temperamento?
C:\ Bellicoso.
- Educazione?
C:\ Sottomessa.
- Bene. E' quasi pronta.
C:\ Come procedo?
- Estirpale il pudore.
C:\ END \
Torno nella stanza; mio padre sta aprendo la ventiquattrore.
Mi precipito al suo fianco, se esplode devo essere vicina.
- Mi vuoi spiegare, cazzo?
- Fa parte del mio passato.
- E' il nostro passato!
- Lo sai, che sei libera.
E con questo chiude la valigetta su mia madre, le mie origini, Topo Gigio, un tuffetto nel fuoco e cosa diavolo avrò da fare io. Sono confusa: furiosa ma nel quantempo eccitata. Fa leva sul mio bisogno di lui, maledetto.
Un parente, mi ci vorrebbe! Ma è una parola che, per me, suona come redingote: non so cosa sia, so solo che si usava in altre epoche. Un parente, mi servirebbe, se ce lo avessi, e magari esiste ma lui me lo nasconde, bastardo di un padre! Per puro masochismo mi immagino di telefonare al topo: si guardi, è proprio morto, credo per via della gangrena. No mi spiace, proprio non posso aiutarla, signor topo, mi ammazzo fra poco, omaggi alla fogna.
All'interno della valigetta ho fatto a tempo a vedere un display con scritto: C:\ CAPELLI CORTI 
Sotto, nel vano, indumenti neri ben piegati.
E un paio di forbici da giardiniere.
Un paio di cesoie.
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