Immaginati, miserabile.
Immagina questo universo. Ma totalmente vuoto.
Eccetto una rosa.
Nera.
Nel buio.
Lontanissimo, il baluginio di un tizzone ancora non del tutto spento.
Un ricordo che si ostina, che non vuole sopirsi.
L'alito di un padre che solletica l'orecchio.
Ricordarmi di qualcosa.
Del tanto dolore?
Del tanto desiderio?
O forse di quello che li unisce, che li unisce per sempre.
Il sangue.
Il mio.
Gli occhi rettangolari delle finestre piangono fiamme, verso il cielo amaranto di una notte milanese.
Le autobotti gettano anacronistici fili di speranza, dalla strada affollata di poveracci in pigiama e frenetici pompieri.
Sui tetti collassati, la paura inganna i pił inquieti.
Che perciò bisbiglieranno, prima di addormentarsi, di aver visto due corpi bruciare abbracciati. Ma non erano in fiamme.
Erano fiamme.
Perché erano:
VIVI.
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