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Due ragazzi camminano trasportando i trolley della scuola. L'aria tersa di questo mezzogiorno, permette ai raggi invernali di lampeggiare sulle vetrate e sui profili d'acciaio degli edifici modernisti di via Larga.
Stanno arrivando in piazza Missori; l'ultima tappa del breve tragitto, prima che i loro percorsi per casa si dividano, è accanto al rudere paleocristiano che si trova di fronte al cavallo stanco. La ragazza siede sul muretto, mostra il viso al sole chiudendo gli occhi. Il ragazzo le sta in piedi accanto guardandola, costretto alla prossimità da un filo bianco che termina sotto una ciocca dei capelli di lei: stanno ascoltando la stessa musica. Una musica 'da vecchi': Preisner. Il ragazzo lo ha appena scoperto per una strana serie di coincidenze e ora ha prestato un auricolare alla compagna di classe per ascoltarlo insieme. Che ora socchiude gli occhi e gli getta uno sguardo ironico. La musica finisce, lui spegne il player, preferisce aspettare a parlarne.
- Sai che sei strana? Mi sento giudicato, dal tuo silenzio.
Lei sorride formalmente.
- Non stare controluce che non ti vedo.
Si sposta al fianco di Fragola, facendo scrocchiare l'erba brinata.

- Ti dirò un segreto. Una ragazza seria non si sbilancia mai, prima di capire con chi ha a che fare. Le parole sono solo chiacchiere, soprattutto quando sembrano serie.
Lo guarda con aria di sfida.
- Giustissimo, hai completamente ragione, ma al di là di questo, che è importantissimo perché l'ipocrisia, la fanfaronaggine, non so, insomma le chiacchiere o addirittura la menzogna strategica, che è proprio... quindi si deve andare cauti per riuscire ad entrare in rapporto con ciò che le persone sono veramente e non con i fantasmi, giusto. Ma al di là di questo: insomma volevo sapere cosa ne pensavi di quello che ho detto, anche se fossero menzogne, capisci? Tipo la questione dei rapporti analogici tra cose diverse, aveva un nome, non me lo ricordo, per esempio le sensazioni combaciate ai colori, il carattere delle persone agli animali?
Le scappa un sorriso di tenerezza, poi fa sobbalzare le spalle.
- Ma sempre tutto io, devo fare?
Lo prende per la maglietta tirandolo a sé. Stefano dovette appoggiarsi al muro. Fragola chiude gli occhi, sporgendo il mento per prendere il sole, ma il suo viso sta in ombra e le sue labbra, agli angoli della bocca, fanno due piccole, leziose volute. Lui la bacia impercettibilmente. Lei gli stringe il collo con le mani quasi come se volesse penetrare in lui, distende le braccia per scivolargli sempre più vicino, i loro respiri in un'ondata li sommergono; la vista scompare in un vortice purpureo, mentre i corpi si sfiorano.
Torna alla realtà come uno schiaffo: Fragola si è ritratta di scatto e guarda allarmata alle sue spalle, facendolo istintivamente voltare. In piedi sul muretto, sovrastandoli controluce, una figura vestita di nero; il cappuccio nasconde il volto.
- Mi hai già dimenticata? Sembravi tanto innamorato...
La figura batte un piede sul muretto: pattini da ghiaccio bruciati.
Si china per farsi guardare in faccia. Stefano comincia ad abituare la vista, e riconosce gli occhi truci: ma il volto è liquefatto e poi rappreso intorno agli zigomi, alle tempie, alla mandibola.
- Ho avuto un piccolo incidente, non stare a preoccuparti. Volevo assicurarmi che non mi rimpiangessi, ma vedo che non è necessario.
Scende dal muretto e porge un moncherino oleoso. Stefano è scosso da un tremito: la stessa mano deturpata di suo padre. Diletta sorride mesta e la ritira. Poi si sposta di lato sul prato avvicinandosi all'altra ragazza; ma guardinghi come temessero un contagio, i due ritirano i piedi da terra e si girano restandole di fronte.
Adesso è quasi al fianco di Fragola.
- Siamo tanto diverse?
Stefano intuisce che non è opportuno osservarle. Fragola invece, scaraventa lo sguardo nell'erba. Dove lo terrà inchiodato fino all'ultimo, per nascondere l'evidenza.
Ma più tardi rifletterà lungamente, ipnotizzata da quell'incontro raccapricciante. Cercando di sorvolare sul fetore, risalendo il fiume di una voce triste e impudente - e pericolosa - riuscirà a comprenderne il significato.
Ha incrociato l'ombra: il proprio opposto ontologico.
- Ciao, piccolo. Fai il bravo.
Diletta si allontana, grattando lame sul selciato.
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