Via Bergognone

      Iniziazione.


Io e il mio papà andiamo a caccia insieme.
Cacciamo i prepotenti, e tutti i deboli sono nostri figli.
Ma mica è bontà, tutt'altro: è odio concesso.
E' il gusto di fare del male a chi priva qualcuno dell'innocenza.
E' il mio istinto, che me lo comanda, per rimediare all'irrimediabile offesa.

Il mio terzo giorno, finalmente mi succede. Cammino con i pattini a tracolla in via Bergognone; all'incrocio con via Savona, sento urlare. Una giapponesina corre verso di me a passettini frenetici per via della gonna, mi guarda, guarda gli altri passanti e urla un inglese incomprensibile indicando dietro di lei. Lo vedo. Magro, sta scappando come una saetta. Sento tremarmi le budella come un terremoto, faccio in tempo a infilarmi il casco e non vedo più nulla, non penso più nulla, struscio sull'asfalto, tutto sembra rallentarsi intorno a me e sfuocarsi; un meraviglioso prurito sulla pelle, mi sembra di essere immersa nell'acqua minerale. L'asfalto comincia a scorrere sotto di me e un cupo rumore mi ottunde; il cuore batte come un pistone, e perdo la cognizione. Sto pattinando sul ghiaccio. Una pista lunga, una via. Una forza poderosa mi calamita in avanti, mi sento strappata dalla scaletta di un elicottero.

Le persone, tutte, come per un terremoto, si gettano a terra rovesciando i tavolini. Davanti a lei, un camion dell'immondizia sterza e sbatte contro il muro. La strada è chiusa, poco più avanti. Si ferma e si guarda intorno. Dietro di lei l'asfalto è squarciato in due da un solco di fuoco. Gli alberi formano, da entrambi i lati, un filare di torce giganti. Centinaia di teste umane urlano dalle finestre e dalle vetrine. Alcune saracinesche vengono tirate giù violentemente e tutti guardano verso di lei. Si vergogna. Il rumore di rombo si smorza e sale come dall'inferno una nube compatta di fuligine e fumo che la avvolge. Tossisce, si guarda il corpo: fiamme che muoiono ai suoi piedi, la tuta fumigante, la pelle è nera come un tizzone affumicato e getta vampe di fumo. Sente un sibilo provenire dal cielo e fa a tempo a vedere, guardando in alto, precipitarle addosso una palla di fuoco. Viene investita dall'onda d'urto e rotola. Si rialza assordata, di nuovo è in un'atmosfera infuocata. D'istinto, si acquatta.
Una sagoma carbonizzata, cammina verso di lei, nel fuoco.
Maschio, medio-basso, magro, il corpo che avvampa come un ramo bruciato. E' ciò che resta di suo padre, anzi, è la sua anima spogliata nuda.

prime esercitazioniMi si avventa addosso, mi piglia il casco per la mentoniera e me lo strappa buttandomi a terra. Mi alzo di scatto ma non paro il calcio in mezzo alle gambe. Faccio giusto in tempo a tirargli una gomitata al mento, che un braccio al collo mi piega in ginocchio, e ricevo un pugno tremendo.
- Ti sei divertita? Sei venuta? Altro pugno in faccia. Qualche cartilagine si accartoccia.
- Perché hai devastato una strada di poveracci (su poveracci viene battuto il tempo: me ne arriva un'altro così violento che mi chiedo se un naso può entrare nel cervello) mentre quel povero bastardo è scappato camminando. E sai una cosa? (pausa con pugno) Una donna è stata scippata e si è presa anche delle ustioni; perché una puttana le è passata a fianco avvampando e poi ha fatto il suo show. Qui non siamo su una pista da ghiaccio, non frega un cazzo a nessuno di te! E un altro. Ossa contro ossa. Si è fermato. Guardo a terra uno spettacolo stupendo: mi cola fuoco. Cisch, cisch, cish. Gocce che fioriscono sull'asfalto liquefatto. Brillano per un attimo, di una fiamma più intensa e breve; mi ricordano i luccichii scoppiettanti nei camini.

Una pira.
In mezzo a quel vicolo, tagliato dalle fiamme, pieno di sedie e tavolini all'aria e una folla lontana che si accalca, e gente che ancora si getta fuori dai portoni. E l'asfalto, tutto intorno, che per effetto ottico pare velare di una cascata al contrario i muri dei palazzi. Al centro della pira, al posto della catasta di legna, ci sta un padre chino sulla figlia. L'ha appena picchiata. Ora piano le alza il volto per guardarla negli occhi. La guarda emanando, dagli occhi, luce. E due righe sulle guance: paiono crepe da cui escono raggi. Le ricordano le stigmate, folgoranti, di un santo. Il padre le appoggia la fronte contro la fronte, abbracciandola. Si stacca per guardarla ancora, le accarezza la pelle crepitante dello zigomo, con un'indicibile pena.

- Ho capito, papà, ho capito. Mormoro contrita.
- Diletta. Se fallisci, moriremo inutilmente.
- No, non fallirò, sto imparando, papà, cosa pretendi, fino a ieri io patt-
- Non c'è tempo, devi saperlo fare! Cancella il passato, tu adesso sei soltanto quello che senti. Hai capito? Quello che senti dentro. Vai dentro, Diletta, dentro!

Si sono alzati, le fiamme si abbassano. Antonio le appoggia il palmo della mano sul plesso e tutto diventa una mano e il suo cuore. Riapre gli occhi, ondeggia ubriaca. Staccata da terra. Galleggiano in una bolla di fuoco.
Papà, questo non è odio, papà, il mio è amore...
gli dice con lo sguardo.










 
Introduzione
Fare fiamme
Sanguinare
Allungare
Ragionare
Pattinare
Amare
Obbedire
Stefano Cotta
Il topo
La gara
La morte
Corpo crocifisso
Vuota
Desiderio dimenticato
Domenica mattina
Piume
Orbite
La lama
Il nulla
Fiamme
Vale la pena vivere?
Bruciata
L'amore che voglio
Grazia salvifica
Fragola in fuoco
Una Il pudore
Iniziazione
Rabbia e paura
     
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1. scibile 2. per pochi 3. leggere il romanzo online 4. pianeta di bambola 5. quartiere Volanti 6. stadio di contenimento 7. il grande principe 8. soluzione
finale
 
Yuri