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Il Marsigliese. ---- PAGINA INCOMPLETA ----
In fondo a Ripamonti, sulla destra venendo dal centro, ci sta un ristorantino arabo senza insegne. Loschissimo. Veniamo accolti con la magica flemmatica ospitalità araba. L'atmofera è tranquilla, come se fossimo clienti abituali. Sono tornata a cercare quel posto ma ora non esiste più. Dal retro, passiamo in un cortile e entriamo in una rimessa. Odio i neon a soffitto. Odore di olio di motore. Odio i motori. Suona un pulsante. Passi, una porta che si apre, e in mezzo a questa squallida rimessa, compare un piccolo Apollo: avrà poco più della mia età. Di una bellezza che lo rende irreale. I capelli biondi a ciocche ricciolute, la pelle rosea, con una blusa azzurra da caporaletto. Sono così abbagliata che la frasettina che mi è venuta ho il tempo di farmelo su un cofano? Rimane un movimento di labbra tra me e me.
- Ciao, dice, sorridendo a entrambi candidamente.
Mio padre gli mette una mano pesante sulla spalla e a me sembra una profanazione. Lo scuote con complicità pelosa.
- Deve reggere tanto peso.
- Posso darvi un Quod oppure un tre ruote. Quello lì.
- Quello va bene.
- Le chiavi sono nel quadro.
Apollo mi sorride, solo a me, e se ne va.
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