Mi ami o no?


La mattina mi sveglio perché sento rantolare.
E’ mio padre, è accovacciato con un’espressione di intenso sforzo.
Le luci dell’alba sono ancora tangenti al cornicione, e la terrazza in cui bivacchiamo da qualche giorno è ancora nascosta in un’ombra azzurra. Mi allungo assaporando la frescura della tuta, inumidita dalla rugiada mattutina.
Poveraccio. Da quanto non ci riesce? Mi metto a quattro zampe flettendomi felina e tirando le dita ancora intorpidite. Mugugna. Mi alzo e gli vado accanto.
Prende un respiro e spinge chiudendo gli occhi. Il dolore lo fa fumare. Gli metto una mano sulla spalla. Guardo penzolare sotto di lui, un escremento insanguinato.
- dai, tutta, dai!
Tra rantolii dialettali e sbuffi di fumo, forma una montagnetta di feci secche e nere, gocciolandoci sopra sangue nerastro. Finalmente la sua schiena si rilassa. Cade in ginocchio con un sospiro.
- Beato te.
- E tu cucciola, da quanto non riesci?
- Mah, una settimana penso. Papà per forza, non beviamo mai…
- Te l’ho detto, niente acqua.
Tira su la tuta senza pulirsi e si alza con spudorato orgoglio.



Diletta, mi comincia a ballare davanti cantando i Matia Bazar.
- Mi ami o no, mi ami o no?
Dio che triste meraviglia.
Tutti si inchineranno, di fronte all'eroe che sto creando.
Quando la vedranno.
Giustiziare, giustiziare danzando.


Mio padre aspetta sogghignando.
Girandogli intorno come una selvaggia, la mia danza diventa un canto di guerra.
- Mi ami o no, mi ami o no, mi ami o no?
Non mi volta le spalle: mi tiene sotto tiro, non si fida... e fa bene.
Il sangue mi sale alla testa. Gli urlo in faccia, cerco di graffiarlo scansando le sue difese, tesso moine flettendomi ma affondo un calcio alla caviglia; alza la gamba dal dolore e tento una spazzata. Mi raggiunge un colpo esplosivo allo sterno, la pressione della deflagrazione mi scaraventa all’indietro, ma la paura fa il suo dovere e mi accendo. Recupero la caduta appena in tempo per evitare qualcosa che mi ha tirato. Salto dietro a un camino, divelgo una tegola, la tiro a frisbee. La intercetta e frantuma col gomito. Corro zoppa sul cornicione. Un rumore di turbina mi suggerisce di scartare di lato ma mi bracca. Tento di divincolarmi e colpirlo ai genitali. Evito una testata e gli addento un orecchio tra i canini. Dimena la testa incautamente: sul palato, una rivoltante sensazione di gommapiuma lacerata.
Mi sta costringendo a farlo?
E allora strappo.
Una scarica di orripilazione mi intirizzisce la schiena: ho in bocca il suo padiglione. Mi molla e si inarca, espirando un rantolio da drago.

Mastico il mio trofeo di cartilagine, gustandomi il sangue che amo tanto.

Brilliamo come soli e ci ridiamo fiamme in faccia, sfavillando di gioia.
- Buongiorno, peste.
- Buongiorno, boia.

Tu ti ostini a sapere.
E c'è solo una spiegazione.
Diventerai come noi.

Perché il Signore verrà con il fuoco delle Fiamme.
(Isaia 66)

 
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1. scibile 2. per pochi 3. fiamme
e piume
4. pianeta di bambola 5. quartiere Volanti 6. stadio di contenimento 7. il grande principe 8. soluzione
finale
 
Yuri

Introduzione
Fare fiamme
Sanguinare
Allungare
Ragionare
Pattinare
Amare
Obbedire
Stefano Cotta
Il topo
La gara
La morte
Corpo crocifisso
Vuota
Desiderio dimenticato
Domenica mattina
Piume
Orbite
La lama
Il nulla
Fiamme
Vale la pena vivere?
Bruciata
L'amore che voglio
Grazia salvifica
Fragola in fuoco
Il pudore
Mi ami o no?
Denti di platino
   
Mi mancano, le nostre chiachierate:
Il vecchio, parte III