 |
Vale la pena, per me, vivere senza di te?
Fissa le fiamme dipingere la parete di nero e sente crescere intorno a sé il canto della morte. Si guarda le braccia brulicanti di sudore. Si raggomitola.
E prende a sé il suo pattino. Ci infila il piede e sorride, perché sa come vuole morire: sul mio tavolo; su una lama; davanti a te.
Si alza in piedi.
Il piede si affloscia nel pattino slacciato.
Il fumo mi sta invadendo i polmoni come una piovra, mi invade e mi inghiotte, e mai avrei detto che sarebbe stato così soave. Spalanca le braccia con esagerata enfasi. Appoggia poco convinta la gamba lesionata, aggiustando l'equilibrio goffamente.
La tavola di legno stride e spire selvagge si avviluppano a gorgo intorno a lei. Appena mordono la calza del piede scalzo, sbuffano nugoli di faville, che piano salgono per il polpaccio.
Ma la tuta non brucia.
Ah, ho capito, sai? Stai tentando di salvarmi da te.
Diletta si contorce per sfilarsi la tuta e riesce ad abbassarla fino alle cosce.
Ecco: sono riuscita a ribellarmi, per una volta.
Cerca uno sguardo senza trovarlo, nel profondo di due vulcani.
La mia vera danza, papà.
Un fiore in fiamme sboccia e materno poi la serra.
Nelle coltri del nero nulla.
|
|