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Lo ferma per il braccio.
- Abbiamo fatto tutto, no?
- Tu hai fatto tutto. Adesso tocca a me.
Lei afferra l'appendiabiti dal mucchio ma lui lo trattiene per il basamento.
- Lascia, per favore.
Diletta prende lui per la faccia.
- Ma cos’hai, cos’hai: ti fa schifo essere felice, papà? Cosa cerchi? Cosa vuoi?
- Macchè, no. Si tratta di qualcuno.
Risponde impacciato, la fissa negli occhi, sta per parlare ma desiste.
Va verso la finestra, la apre e chiude le imposte. Accende un fornello, poi un altro e infine tutti e quattro. I muri ondeggiano azzurrastri.
- Metti i pattini.
- Cosa?
- Tira su quello che vuoi portare, sbrigati!
La ragazza indietreggia zopppicando e si guarda intorno spaesata, in una cucina illuminata dal gas; cercando, nel mucchio in mezzo alla stanza, un senso.
- Diletta! La foto la vuoi portare? E i tuoi pattini?
Ma lei gli punta il dito contro e il viso si contrae in una smorfia di odio.
- Mi avevi detto che era finita. Ti ho dato la mia anima. E magari resto zoppa.
Lasciami in pace, hai capito?
Il padre abbassa gli occhi.
- Non so cosa dirti, non abbiamo tempo, mi dispiace. Tuo padre deve andare, se vuoi, non so, ma questo è il destino di papà. Mi sp-
- E smettila di parlarmi come a una bambina, smettila di dire cazzate e smettila di rovinare sempre tutto!
- No io devo perché, nessuno tranne…
Alza gli occhi e la guarda, prende un respiro e prosegue.
Con la voce che fa l’anima quando dentro siamo un pozzo.
- Tua madre.
L'uomo pare ingigantirsi, nei tremori azzurrognoli, e stende il braccio verso di lei.
Il corpo freme, quando sul palmo giallastro guizza il bagliore di un fuoco fatuo, che però subito si spegne.
Ma ricompare e con un botto divampa: la fiamma inghiotte il braccio di suo padre latrando superba al soffitto. E corre rapida lungo il corpo, che viene convulso come un fusto colpito dal fulmine.
Diletta si accascia per terra come un cane in colpa.
Porgendo una mano avvampante, l'uomo brucia.
- Vieni, figlia.
In un'intensa luce il viso crepita, le labbra liquefano.
Lei scuote la testa e sorridendo si fa la pipì sotto:
orbite che ardono da dentro.
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