Ingranaggi ad amore  

Hai mai visto all'improvviso tutto chiaro?
A me è successo questa notte.

La cosa ti riguarda, perché tu non sei felice. E intendo felice per davvero.
Ebbene: io lo sono. Anche se ho scoperto che non mi ha mai amato, ma hai presente i guasch di Pollock? Il dolore è la stessa cosa, però ciò che devo dirti non è che sono felice, perchè dovrebbe importarti... E' il come quello che conta, anzi meglio: come tu puoi diventarlo. Sì, solo questo, è importante; come tu potrai, come dire, farcela? Risolvere la vita? Insomma, diventare immensamente felice.

Alle due mi sono svegliato di botto, con il terrore di portare il mio segreto nella tomba.
Ma vivo in un mondo vuoto, a parte la sterpaglia: sudicie piante anonime penetrate come vermi ovunque, e continuano a infoltirsi crescendo le une sulle altre fino a seppellirmi mentre scrivo. Scusa se divago, è lo stare sempre soli; o pensi che non voglio rivelarti il mio segreto? E' proprio il contrario, vorrei così tanto... Se bastasse una parola avrei scritto solo quella! Ma devo trovare il modo giusto; e poi tanti saluti, perché non avrà importanza il nostro addio, se diventerai totalmente felice.

Ho voluto aprirmi una bottiglia di Moët Chandon, che non mi piace affatto ma è andata così. Mentre ho iniziato a scrivere avevo il naso nel bicchiere, amara dolcezza, galleggiando in una pozza ambrata.
Sono vecchio. Sono arrivato tardi, alla felicità. Perciò devo farcela in poche pagine, in poche ore, subito! Non c'è più tempo e dobbiamo diventare amici.







Fermati un attimo: alcuni intendono la felicità come uno stato di serenità imperturbabile.
Sei tu, uno di questi? Il distacco dalla sofferenza è da vigliacchi, tanto varrebbe ammazzarsi! Non posso che provare pena per chi si rifugia in uno stagno. La felicità che interessa a te è ben altro, vero? Brucia, pulsa, gonfia il cuore che straripa: è ciò che inseguivamo da piccoli, quando per dire di sì ti metteva un petalo di rosa tra le dita - ma tu un cuore ce l'hai, non c'è bisogno di altre parole... sì, è laggiù, anima cara, nei tuoi ricordi, e so perché l'hai voluta dimenticare, ma così ti uccidi! Ti prego credici per l'ultima volta, perchè la felicità non è un pensiero. E' CARNE.

Due fantasmi, io e te, si sfiorano tramite uno schermo di parole. Che stanno per finire, e il vino è vecchio nel bicchiere. Vorrei allungare la mano e appoggiarla sulla tua spalla, sentire come ridi e affezionarmi alla tua vita.

E' un bambino che sta in pancia, la felicità.

A proposito: io da bambino ero un principe.
Poi mi innamorai ma scopersi le altre, e per farla finita mi seppelli in un sarcofago di rose.
Venni ridestato perchè avevo i poteri di un dio, ma non era amore: le servivo e basta.
E proprio in mezzo a un tale sfacelo, la felicità mi esplose dentro per sempre.
Furono le cesoie, banali forbici da giardiniere.
Già, ma non posso di botto parlarti della città perfetta, della bellezza del colonnello al-Yāsīn, della furia della ragione e che stavamo per cambiare il mondo! Meglio partire dall'inizio.
Ecco però, riguardo appunto all'inizio, entrare in questo mondo sarà complicato, per te. Perché ancora non sai, perciò faticherai. Forse, allora, è meglio che l'ingresso lo scelga tu.

Se vuoi ascendere in cielo, questa è la via: MUSEO DELLE PIUME.
Se invece vuoi scendere in profondità: COME FARE FIAMME.


No non è vero, non sono le cesoie.
E' che lei con le cesoie
l'ha recisa.

 

 





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