Dormire, forse volare...
Dialogano volentieri con gli estranei, ma avendo una memoria discontinua, non formano stormi. Si aggregano al tramonto per spiumarsi vicendevolmente, prima di spiccare un volo ad ascesa verticale e iniziare
il planire.

E' un neologismo che coniuga il verbo planare con il verbo dormire: indica infatti una pratica delle alate analoga al nostro sonno: le piume, ascendendo in gruppo sparso, raggiunta una certa quota preferibilmente sopra le nuvole, si voltano supine e cominciano un lento planaggio per giri concentrici; questo planaggio, sfruttando le correnti ascendenti, dura almeno due ore prima di riportarle alla quota dei banchi nuvolosi. Durante questo lasso di tempo, avviene un cambiamento nella frequenza cerebrale simile alle fasi del sonno umano, con regolare attività onirica.
Non si è ancora compreso se la posizione supina serve ad assorbire maggiormente i raggi ultravioletti o altri raggi cosmici, (se li assorbono tramite la retina si spiegherebbe perché planano con gli occhi spalancati) o se è lo stato di inerzia a permettere la rigenerazione sinaptica. Resta il fatto che un'alata tenuta in cattività cade in stato di inedia nel giro di 72 ore, anche se viene tenuta in un'uccelliera sufficientemente ampia da consentire voli normali.