Il volo di Paolo e Francesca.


Aria.
Che mi graffia gli occhi.
Esistere è sfrecciare.

Mi graffia perché esisto.


Solo un tipo di persona poteva disturbarla a cento all'ora:
- buon compleanno, dolcezza.
Scoppiettando e fumigando il giovanotto zigzaga, cinto di spire di fuoco a mo' di gonnellone samurai.
Volano, un grasso petardo sulla scia di un colpo di luce.
- Caro: lasciami pensare.
- Tu lo sai cosa voglio...
- Sottrarmi ossigeno?
E ciò che pareva un'abbaglio di luce si inarca e sale di quota fino allo stallo, smarrendo gli schizzi dell'esistenza.
- Mi duole, caro, ma sono già innamorata.
Massima estensione alare: gli offre il corpo nudo, levigato come perla.
- Dell'aria.
La pelle d'oca vibra intirizzita di freddo sulle braccia, le gambe, la pancia.
All'apice dello stallo viene scossa da un fremito e precipita in picchiata.



La fiamma si tuffa all'inseguimento: urlando di forza come un sollevatore di pesi riacchiappa la piuma in caduta libera.
Tenta di cingerla, volano pancia a pancia.

Il putrido smog sbrodola sul traffico.
La zona San Siro è congestionata per la partita; i platani sbadigliano immobili nel caldo, le pance dei venditori di chincaglieria tifosa, braccia essudate fuori dai finestrini.
E in mezzo a tutto questo sfreccia l'avvitamento di due creature volanti, che per un istante sovrappongono i loro giochi erotici allo squallore dell'umana specie. Ma giusto per un istante.
Si svincola dal caldo abbraccio e si acquatta sotto ad un vecchio cornicione, piumata felina in posa difensiva.
L'infuocato resta a una cauta distanza spumeggiando rombi di reattore.
- Annusa l'aria... senti che bell'odore di bruciato che emano?
  E tu non vuoi avere Arde più vicino?

- Tu, piuttosto, guarda come si tende la mia pelle sulle clavicole: pensa a quanta infinita aria ha già sbattuto contro la mia pelle, tesa sopra alle clavicole... E dimmi come potrebbe, Argenta, che ha dentro il cielo, fare altro che non sia volare, che non sia schizzare in cielo?


Arde la guarda e sorride voglioso, gonfiando le gote per sembrare arrabbiato almeno un po'. Anche Argenta sorride. (Ma senza scostare le labbra, per non spaventare il suo amico mostrando denti in platino) E lo guarda bruciare, lasciandosi cullare dalle bolle di eccitato calore che esalano fino a lei; lo guarda bruciare con tutto quell'unico pizzico di tenerezza di cui è capace.
Lei che già prova nostalgia del cielo. E sente mordere il cuore di voglia; voglia di aria, voglia di sfrecciare.
- Addio, Arde!
Argenta spicca il volo e fugge tirando mille colpi d'ala, per paura che il cielo sparisca da un momento all'altro.

E quel clangore di piatti e grancassa che sussultò sopra ai palazzi di viale Monte Rosa, fu la sfrenata risata di Arde: fiamma appena sconfitta in un tenzone d'amore, ammettiamolo pure.
Ma quanto mai divertita.

                                                                  
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Michele Salvador, Voli pindarici, Milano 2012