Conflitti.


Argenta è ormai una breve linea che taglia il sole, quando Rogo lo chiama attraverso l'interfono del collare: gli indica qualcosa nel cortile e prende fuoco. Anche sua figlia sta guardando il cortile e ha preso fuoco...
Allora Arde vola verso di loro come una saetta: Neve è lì sotto, appollaiata sulla ringhiera in ferro battuto di un balcone, illuminata dalla luce giallastra di una cucina. Dalla portafinestra la punta la canna di un fucile.
Arde comanda: - fermatelo.
Bruja si accuccia pronta a volare, ma esita.

C'è la vecchia.
L'aveva vista uscire con la scodella del cane, mettendola in balcone con del latte e poi chiamando Neve con il fischio che si fa ai merli. Era il vecchio, il problema: solo il vecchio!
Ma questa volta è sua padre, all'interfono: - devi ucciderlo.
Neve è sovrappensiero: perchè la terra è il male quindi io sto sospesa su un balcone. Questa signora è una mamma e sua figlia si è separata da lei senza voltare a salutarla. Ma questo non è adesso, questo è un ricordo: quella figlia sono io.
Bruja si getta in pattini dal tetto come uno sciatore: cadendo nel vuoto afferra Neve per la vita trascinandola insieme a lei nella caduta. Ma subito la lascia: con rapidi colpi d'ala, la piuma vira e risale verso l'alto.
Bruja scoppia in fiamme giusto un istante prima di precipitare in terra, riuscendo ad attutire la caduta. Fredde e leggere come bambole di plastica.
- Sei una inutile incapace! Urla furibondo suo padre.
- E non ti servirà a niente...


Dalla finestra aperta si vedono i due vecchi accapigliarsi.
Ma un un uomo in fiamme si appollaia sulla loro ringhiera.
- Sparate ancora... Rogo sorride sfavillante.
- Cos'ho combinato, il diavolo, mannaggia a me!
Il vecchio sembra ipnotizzato dalla fiamma.
- Vieni via, lascialo perdere, vieni via!

Sua moglie cerca di tirarlo dentro, ma il marito si impunta come un mulo, perciò restano a spingersi tutti e due senza spostarsi.
Rogo aspetta, continuando a sorridere.
- Zitta! Che se ti becco ancora a dar la pappa al diavolo sparo, capito?
- Non era lui, c'era un angelo, questo è qui per colpa tua! (Con tutto il rispetto per il signore)
La donna cerca di chiudere la finestra; vedendo che il marito è proprio in mezzo, si china e cerca di tirarlo per le gambe.
- E staranno in coppia, che vuoi che ti dico.
  Ma io a qualcuno sparo, la prossima volta. E tu scendi dal mio corrimano.

Rogo ubbidisce squagliando la rinchiera sotto ai piedi. Fa un passo avanti, manda in pezzi la finestra e afferra la canna del fucile strizzandola come una banana.
- Molla la lupara!
- Cos'è questo impulso a sparare agli angeli?
Rogo non molla la canna, il vecchio inutilmente strattona.
- Signor Diavolo, faccia piano, che ne ho solo uno!
- E questo grasso non mi convince: mi sa che tu sei un verme.
La fiamma si concentra increspando la fronte per non andare in fuoco.
- E sarà vero. Ma tu figliolo mio, puzzi che fai schifo!
Cosa fai, maiale, ai bambini?

- Ma quali bambini, sono le struffole! Ho il cognato pasticcere in Alberobello, te ne do una?
Tenta di scappare ma Rogo lo afferra per la collottola. Il vecchio resta immobile ma comincia a gocciolare abbondantemente. Rogo finisce di divellere l'infisso e entra in cucina, la moglie tende le mani verso di lui trattenendo il fiato con espressione di terrore; lui con uno spintone violento getta il vecchio contro il frigorifero, dall'altra parte della cucina, mentre le pantofole volano una sul tavolo e l'altra sul televisore. La signora si è acquattata in un angolo. Rogo si ferma in mezzo alla stanza. Lascia che il fuoco si apra a fiore contro al soffitto, gioioso.
- Tu sei un maledetto pedofilo criminale!
Il vecchio lo fissa inebetito, come non capisse. Poi comincia ad annuire, guardandolo, sempre più convinto.
- Perchè quando uno vede tanta gente gli si affina quell’intuito da segugio, da Sherlock Holmes! - strizza gli occhi di colpo diventati guizzanti e gli fa segno con la mano come dire 'guarda che le prendi' - E allora diciamocelo, a questo diavoletto che ne sa una più del diavolo!
La moglie, rimasta nell'angolo immobile a braccia in preghiera, annuisce e nega allo stesso tempo come una bambina che si immedesima in una favola.
A quel punto Salvatore Salvo, madido di sudore, stravolto, arruffato, in pigiama e scalzo, come se non avesse un mostro bruciante in mezzo alla cucina, si issa in piedi, prende un lungo respiro, si appoggia una mano alla vita, sposta con indolenza il peso sull'altra gamba, e comincia a gesticolare con la mano libera, imitando un mulinello che sale verso l'alto.
- Io vedo che tu sei intelligente, e quindi io ti voglio spiegare. Non devi pensare che io abbia fatto proprio niente, di quello che pensi! Devi capire che c'è tutto un lato artistico, spirituale, direi: quei culetti che sembrano delle meline, sono di una purezza purissima: angelica, ecco! Sono degli angeli, per me, proprio come la tua tanto bella amica... Ma ho detto amici, non insinuo nulla, mai mi permetterei!
- Idiota, é libidine, la tua.
- Questo mai!
Rogo digrigna come un cane rabbioso, e la sua fiamma latra di un azzurro intenso.
- ...Ma qualche volta potrebbe anche darsi.
La fiamma gli si avvicina smorzandosi in fumo per non bruciarlo ma il calore, nella cucina, comincia ad annebbiare la vista. Il soffitto sta annerendosi.
- Abbiate pietà, che ha sofferto tanto anche lui...
- E tanto! Trentasette anni, che la sopporto!
- Li hai violentati?
Salvo abbassa lo sguardo facendo di no con la testa come un bambino colpevole. La vecchia si stropiccia le mani con gesto convulso, si mette le dita in bocca mordendosele come aspettando il verdetto di una corte.
- Allora si tratta di foto oppure video. Li vendi tu?
Dice di no con la testa senza profferire parola.
- Lo sapevi che non dovevi comprarli, lo sai che quei bambini sono veri, che qualcuno gliele aveva fatte, quelle cose, dimmi di no, dimmelo!
Il vecchio bofonchia qualcosa.
- Dillo più forte!
- No dicevo solo che messa così sembra chissà quale delitto!
Lo guarda stringendo il naso come un miope per vedere meglio:
- Che oggi i violentatori erano esauriti?
  Vuoi alle volte un prete? Facciamo che io-

- Tu lo avresti fatto, se avessi avuto l’occasione e il coraggio. Io lo so.
Salvo a questo punto quasi ride.
- Quest’anno lo scudetto non ce lo toglie nessuno, vero? ...Ma che minchia vuoi sapere tu, hai intervistato Capitan Futuro?
  Allora gli puoi mandare a dire una cosa. Digli da parte mia se cortesemente può andare affanculo insieme a vossia, che entri in casa mia, mi spingi, mi bruci tutto... E adesso cerchi una scusa bella e buona per condannarmi davanti al tribunale dei pazzi... Vossia non siete diverso da me, lo intendi? Tu, caro il mio giustiziere, sei della mia stessa pasta!

- E' vero sono come te. Ed è per questo che ti vedo dentro. Non ti preoccupare, non rimarrò impunito, come non lo rimarrai tu.
   Perché tu non ci sarai, per festeggiare lo scudetto, verme.

- Lo abbiamo capito, guaglio': se però non mi ammazzi subito sediamoci, che comincio a sentirmi un poco accaldato.
Il vecchio con aria annoiata si china sul frigorifero.
- Per il male che hai fatto-
Ma Salvo impugna la spina aperta dietro al frigo (si riprometteva di lavorarci puntualmente ogni domenica) - Assorr... e si butta a pesce verso Rogo.
Un lampo, un botto e partono le luci.
- Zia Maria lu salvagente scattò!
Il vecchio è in ginocchio, con espressione fanciullesca: gesticola degli hurràh urlando a voce bassa come per non svegliare i vicini.

  'Mbè? Che guardi? Cos'è, adesso mi vuoi graziare? Eh, no! Tu adesso non mi puoi graziare così, come ti pare e piace, e andartene: mah sì, và, ti grazio, vivi pure e arrivederci. Cioè, mi spiego, puoi farlo: per poterlo fare, certo che puoi. Non sto dicendo. Ci rimango solo male, questo va detto.
Però non è grave...

Un pugno gli sfonda lo sterno. Un rumore difficile da immaginare, come di cartone squassato. La moglie sta ferma, impietrita, ma i singhiozzi trattenuti fino ad allora pare che a quel rumore rompano gli argini. L'uomo rimane piegato a metà come un robot, ma fa segno alla moglie come per dire 'non è nulla poi passa', ma lei corre ad abbracciarlo, poi grida a Rogo.
- Lascialo andare, che avrà mai fatto, che avrà mai fatto!
- E solo un po' di acido alla pancia - farfuglia Salvo: sarà il bambino della merenda, che mi torna su? Ma impallidisce, il corpo perde tensione e scivola a terra.
- Cosa gli hai fatto, vattene! Urla rauca la vecchia.
Rogo la guarda un istante; poi va verso la finestra per chiamare la figlia, ma scopre che è già lì, in balcone. Lei allora lo fissa con uno sguardo lungo e immobile. La donna, intanto, si alza lentamente tenendo la mano al marito.
- Lo hai ammazzato, perché, perché ci fate questo!
La fiamma si volta verso di loro; il calore è improvvisamente diminuito.
- Non è morto, ma lo sarà. Mi dispiace.
- Perché vi accanite così, con due poveri vecchi? Non avete dignità!
- Brucialo tu.
- Lurido bastardo maledetto.
Bruja gli risponde lentamente.
- Dio mio, che cosa sei diventato.
Rogo non replica; si volta e rientra in cucina risolutamente: strappa bruscamente la vecchia dal marito, però questa si accascia per terra, costringendolo a trascinarla sul pavimento. Intanto è entrata anche Bruja e va verso il vecchio che la guarda come un animale in agonia. Furiosa e tradita. Con che diritto osi avere pietà per i bambini dopo quello che hai fatto a me? Sono furiosa, e mi sento tradita. E il mio inferno si consuma ancora una volta in una miserabile cucina. Non sto servendo un ideale di giustizia, sto servendo la tua bestia da saziare. Ti circondi di ideali per avere la scusa di odiare qualcuno. Arrossisco io per te. E questa nonna terrorizzata, che per un attimo ho pensato potesse essere tua madre che finalmente volevi farmi conoscere: come puoi abbassarti a odiare così tanto simili poveracci? Con la vestaglia degli anni sessanta e il collo da gallina! Mentre mi implora cogli occhi, ancora convinta che io sia libera di scegliere.
- Sbrigati.
La vecchia fa il gesto di posarmi la mano sulla spalla, ma la mano non mi tocca. Come fossi impura.
- Non puoi farlo...
Non le rispondo: ma ha ragione, se mi fermo a pensare non ce la faccio.
Bruja si pone a gambe larghe sopra all'uomo, che ha un sussulto quando sente un pattino toccargli per caso il gomito. Il padre si spegne e trattiene la vecchia a terra per i capelli.
- No! Urla la donna, lanciando le braccia verso la ragazza. Che osserva il vecchio sotto di sé, aspettare supino. Anche un buffone è triste davanti alla morte. Sono stata sempre infelice, ho veramente avuto una vita misera; ma l'ordinaria infelicità non ha niente a che vedere con l'inferno.
Le sudano le mani e si sente le guance paonazze; gli incombe talmente sopra, che per guardarlo è costretta a tenere il mento appoggiato sullo sterno. Essere nulla non è come non essere. Magari, io non fossi. Sto andando all'inferno. Ma ci sto andando da viva. Si stringe i pugni contro le tempie, si graffia le guance rabbiosamente e calcia il vecchio al collo con la lama di un pattino, aprendo una fontana di sangue. Lui si raggomitola ai suoi piedi con un guaito da cagnolino, mentre il sangue continua a sgorgargli a fiotti ritmici; lo colpisce di nuovo alla pancia, ma è come un pallone sgonfio e non si apre. Allora fa un passo indietro e gli cade addosso, e finalmente con una lama gli affonda dentro.


Si guarda lo scarponcino madido di sangue.
Adesso è un'assassina.
Allora si avventa sul cadavere e gli solleva la testa: gli afferra il cranio tra le mani cercando una presa con le dita che scivolano, e inizia a batterla per terra tanto da far vibrare il pavimento.
- Muori! Muori! Muori! Implora a ogni colpo.
Lo molla all'improvviso e resta a contemplare la testa ottusa dai colpi in un vassoio di sangue nero. Intorno a lei, per terra, le pareti, lei stessa fino ai gomiti, tutto è zuppo di sangue. Si accorge di un lamento sommesso: è la vecchia, che dondola sul pavimento, ripetendo come una cantilena che le ha solo dato un po' di latte.
Si volta verso il padre con voce rauca.
- E' questo il balletto che dovevo fare, papà?
Il padre la fissa costernato.
- Che vergogna. Che vergogna tutti e due!

Bruja si alza, il padre indietreggia. Luci di altre fiamme, dal balcone, contro al cielo del crepuscolo, sembrano attenderli. Cerca lo sguardo di suo padre, ma per la prima volta nella vita lo vede abbassare lo sguardo, e voltarsi schivo. Se ne va in balcone. La figlia lo segue, ma passando accanto alla vedova riceve uno sputo sulla mano. Vorrebbe guardarla ma non riesce.
E in balcone non ce la fa a prendere fuoco.
- Portatemi via.
I due uomini la cingono dai lati e infiammandosi spiccano il volo.
- Non meritate di vivere... Sentono urlarsi dietro.
Le stesse parole che mi sono detta quando ho conosciuto Arde.
Bruja sente che è accaduto qualcosa di irreparabile.
Sono caduta in me stessa. E sono un pozzo senza pareti e senza fondo.

 




SECONDA PARTE. (Avanti)    




Introduzione
MUSEO PIUMA
TRE EROI
CRONACA DEI PRIMI VOLI
DOSSIER ClasseFiamma
ACCENDERE UNA FIAMMA
Denti di platino
Proposta di matrimonio
Conflitti
SECONDA PARTE  
Pianeta di bambola
dida
FAQ
1. scibile 2. per pochi 3. leggere il romanzo online 4. pianeta di bambola 5. quartiere Volanti 6. stadio di contenimento 7. il grande principe 8. soluzione
finale
 
Yuri