Il vuoto della libertà


Le nove del mattino, ma le imposte procrastinano il buio.
Un respiro, da uno dei letti. Un sorriso, intorno al respiro.
Pupille che vagano sotto le palpebre.

 

L’assenza (di Pasquale Marino)

E’ quello che non c’è.
Pensa sua mamma spremendo mezza arancia.
Che è importante.
Non mette la zuccheriera sul vassoio.
E' pieno di vuoto, intorno a noi. Non ci siete ma siete importanti, per me: l'essenziale è invisibile agli occhi, il vuoto è invisibile, il vuoto è essenziale.
Solleva il vassoio quasi vuoto.
Io sono mamma e non l’ho deciso. Trent’anni di scelte e nessuna decisione. Scegliamo costretti a scegliere, senza volerlo, senza decidere. Ho subito le mie scelte per riempire un vuoto. Mi voglio svuotare, di questo vuoto.
E decide di non dire niente.
Non ti dirò che sta male perché sono stufa, di lui. Pensavo che alle parole seguissero le azioni perchè io sono così, ma non gli altri, non tutti, non lui.
Non avevo bisogno di essere protetta da tuo padre: solo di sentirmi protetta.
In corridoio, si intravede passare nello specchio decò di sua madre.
Occhiali da moscone per non vedermi le rughe, memorie dei dolori passati. Non voglio dimenticare il passato, ma neanche ricordarmelo ogni mattina. Insieme alle notizie del giornale, che commentava pontificando: "potrebbe scoppiare la guerra, da qualche parte"... Ma noi siamo qui, non da qualche parte.
E qui lui non c’è.


Abbassa piano la maniglia di una porta chiusa, entra interrompendo il silenzio.
- Buongiorno, gioie mie.
Saluta anche il letto vuoto, senza cuscino e chiuso dal copripiumone.
(Tu non approvi ma tuo fratello forse sì)
Fa evaporare, scostando le tende, l'oscurità con i suoi sogni.
- Stavo volando e andavo talmente in alto, ma poi mi hai svegliata!
La rimprovera una voce flebile di sonno.
- Invece a me stanotte è venuta a trovare la nonna.
Sono nata dal buco di una pancia. La vita, dal vuoto.

Alza di quel tanto che basta le tapparelle; righe di luce si disegnano sul tappeto.
- Mi ha detto di salutarti, lo so che a loro tu non credi, però io sì.
- Aha. La ragazza è distratta, ipnotizzata dalla danza del pulviscolo intercettato nei tagli di luce. La mamma si volta verso la penombra delle coltri e la osserva stropicciarsi gli occhi; la guarda sfilare un piede da sotto al piumone e toccare terra ma subito ritrarsi; poi il piede, più cauto, di nuovo si posa: vincendo anche stamattina l'indefinibile sua paura della materia.
- Ti ho portato una bella colazione.
La madre, bisbigliando sottovoce; prende il vassoio si accosta al capezzale e lo rovescia: i cereali fanno una galassia sulla moquette, mentre il latte si spande dal cartone. Dietro alla figlia c'è un'enorme gobba.

- Mamma!
Le due donne si fissano rimbalzandosi lo stupore.
- Claudia chi c'è lì sotto?
La mamma si china vicino a lei e tira lentamente il piumone.
E scopre un'ala.

Claudia resta immobile senza respirare.
Come avesse un ragno mortale sulla schiena.
- Mamma!
La donna esita.
Il destino appollaiato sulle sue spalle me la sta per portare via o forse l'ho già perduta; ma se c'è un istante in cui posso ancora influire sul corso della sua vita, quell'istante è adesso. E sono costretta a scegliere.

No.
Non sono costretta a scegliere: questa volta deciderò.
Se avere ancora un figlia salvandola da se stessa; oppure perdere anche lei, lasciarla sola a quindici anni in balia di chiunque, divorarmi per sempre nei sensi di colpa e affrontare suo padre, il suo dolore e la condanna di tutti.
Per rispettare quell'immenso vuoto che si chiama libertà.
La madre si alza e apre la finestra.
Aria di pioggia, aria di tempesta. Ti butterai nella pioggia? Volerai in tempesta? Come sopravviverai alla tempesta, se neanche sopporti la pioggia?
Sorride incoraggiante.
- Sei libera, amore.



Ma quanto ancora riuscirò?
A tacere guardando mia figlia sollevare dal lenzuolo ali di neve, mentre scende dal letto che non sarà mai più bambina. A restarmene di lato sorridendo, mentre avanza trascinando seco due nembi di nuvola verso una finestra aperta, fattasi il più fragile dei mostri.
A tacere sorridendo, mentre ammira il cielo rapita, e forse già dimentica di me, che ho rifatto il suo letto da quando mi è nata. Non dormirà mai più in un letto. Chiuderò anche il suo sotto un copripiumone.

Per quanti istanti ancora sorriderò incoraggiante? Invece di avvinghiarla gridando di non lasciarmi, di non buttarsi: di non volare via per sempre.


Claudia rapita in cielo

-> avanti
 


  Altroché se l'avrebbe fermata. Avrebbe sbarrato le finestre e chiamato l'ambulanza,
  le avrebbe legato le ali una con l'altra, se avesse saputo il futuro di sua figlia. 
  Per questo, la sua indulgenza non deve essere dimenticata.
  E mancava così poco.








Introduzione
MUSEO PIUMA
TRE EROI
Volo amnesico
Il vuoto della libertà
Cronaca dei fattiPaolo e Francesca
CRONACA DEI PRIMI VOLI
 
FAQ
1.Scibile 2.Per pochi 3.Leggere il romanzo online 4.Pianeta di bambola 5.Quartiere Volanti 6.Stadio di contenimento 7.Il vecchio principe 8.La fine
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Yuri